Conosci a fondo la tua fotocamera analogica

Guide Fotografia Vintage Conosci a fondo la tua fotocamera analogica

Oltre al pulsante di scatto, alla leva di avanzamento della pellicola e ai comandi di esposizione o messa a fuoco, nelle fotocamere analogiche sono presenti altri comandi sotto forma di pulsanti, levette o ghiere. Ecco come usare i vari comandi o come fare se la vostra fotocamera analogica non li ha.

Profondità di campo

Nella maggior parte delle reflex analogiche più recenti, la lettura dell’esposimetro avviene alla massima apertura dell’obiettivo. La ghiera di comando dei diaframmi non ne provoca l’effettiva chiusura (come nelle fotocamere Stop Down azionando l’apposita leva), ma trasmette un segnale elettrico all’esposimetro che si comporta come se il diaframma si fosse effettivamente chiuso e predispone un fermo per la sua successiva chiusura al momento dello scatto. Su quasi tutte le fotocamere, un pulsante o una levetta permettono di chiudere materialmente il diaframma al valore prefissato per poter controllare la profondità di campo. Questo controllo richiede però un certo esercizio soprattutto a causa dell’oscuramento dell’obiettivo soprattutto alle minime aperture. Il controllo delle aperture è utile in molti casi: ad esempio se, una volta messo a fuoco il soggetto si vuole evitare di avere dei particolari importanti fuori fuoco.

Gli obiettivi con comando manuale del diaframma o a preselezione, consentono di osservare, chiudendo il diaframma, l’aumentare della scena a fuoco. Se l’obiettivo è automatico, il controllo può essere fatto solo per mezzo del dispositivo di profondità di campo ed è impossibile con le macchine che non ne sono dotate.

Sull’obiettivo

Quasi tutti gli obiettivi delle reflex hanno una scala di profondità di campo costituita da numeri o trattini colorati disposti simmetricamente ai lati dell’indice della scala delle distanze. I due numeri corrispondenti al diaframma selezionato delimitano la profondità di campo che varia al variare delle aperture e della distanza del soggetto. Per esempio, su una macchina 35 mm con un obiettivo da 50 mm a f/16, la profondità di campo è estesa da 2,5 mt a infinito se il soggetto è a 5 mt e da 0,85 mt a 1,2 mt se si trova a un metro. Aprendo il diaframma a f/4, la profondità di campo si riduce da 4,5 mt a 7 mt col soggetto a 5 mt, e a pochi centimetri avanti e dietro al punto messo a fuoco a un metro.

Indice per l’infrarosso

Se usi pellicole in bianco e nero sensibili all’infrarosso, la messa a fuoco deve essere diversa da quella normale dato che i raggi si comportano in maniera diversa dalla luce visibile. Infatti, per l’infrarosso, il punto focale è più lontano dall’obiettivo. Devi quindi compensare mettendo a fuoco come se il soggetto si trovasse leggermente più vicino a te. Quasi tutti gli obiettivi hanno, vicino all’indice di messa a fuoco (in bianco), uno rosso. Quando si mette a fuoco il soggetto, prima si usa la scala in bianco e poi si corregge la distanza con il valore in rosso.

Obiettivi a focale variabile

Gli obiettivi a focale variabile (zoom) hanno più indici che corrispondono ai valori estremi di focale e ad alcuni valori intermedi. Se il tuo obiettivo non ha l’indice per l’infrarosso, metti a fuoco normalmente e poi ruota la ghiera delle distanze come se il soggetto fosse leggermente più vicino. Se lavori con diaframmi molto chiusi o con pellicole a colore, il problema non si pone.

Blocco dello specchio

Alcuni supergrandangolari hanno la lente posteriore così sporgente da impedire il ribaltamento dello specchio. Si possono quindi usare solo su macchine dotate del blocco manuale. Naturalmente la visione reflex è impossibile e bisogna ricorrere ad altri mirini. Il blocco dello specchio è estremamente utile anche quando si vogliono ridurre al minimo le vibrazioni. Macro fotografia e fotografia astronomica sono due degli esempi in cui prima si mette a fuoco il soggetto e poi, alzato lo specchio, con l’aiuto di un treppiede si scatta. Il blocco dello specchio è utilizzato anche per le riprese a raffica con motore: si elimina così il tempo morto di ribaltamento e si guadagna fino ad un fotogramma al secondo.

Blocco del pulsante di scatto

Il blocco del pulsante di scatto, che non è presente su tutte le fotocamere, serve ad evitare scatti accidentali e quindi lo spreco di pellicola. Spesso fa anche da interruttore dei circuiti elettrici, in questo modo si prolunga anche la vita delle batterie. Può essere usato anche per fare lunghissime esposizioni se non si ha lo scatto flessibile filettato. Dopo aver impostato la posa B, premi il pulsante di scatto e, tenendolo premuto, sposta la leva di sblocco. Se la tua fotocamera non ne è fornita, non ricaricare la pellicola dopo ogni scatto.

Indice del piano focale

Sulla parte superiore della fotocamera è inciso un cerchio tagliato a metà da un trattino. Questo indica la posizione del piano focale e serve soprattutto in macrofotografia per misurare più precisamente la distanza tra il soggetto e la pellicola. Alcune fotocamere non hanno l’indice del piano focale ma, nella stessa posizione, hanno in numero di matricola: la linea superiore di questo numero indica la posizione del piano focale.

Le fotocamere analogiche sono uno strumento semplice ma al tempo stesso complesso. Con questo articolo abbiamo fatto un po’ di chiarezza sulle tante funzioni di queste macchine che tutt’oggi possono darci grandi soddisfazioni.

Marco Gennari
Mi chiamo Marco Gennari e sono nato nel 1998. Non lavoro ancora come fotografo ma punto ad iniziare presto e nel frattempo, soprattutto al centro di Roma, mi piace dedicarmi a ritratti o alla street photography. Ho diverse fotocamere analogiche ma uso soprattutto la mia zenit 130 o la mia lomo lubitel 166 e mi sono "costruito" una piccola camera oscura dentro casa per stampare in bianco e nero le foto che più mi piacciono. Ho anche un profilo Instagram dove a volte pubblico qualcuno dei miei scatti. ( gennarimarco98 )

Rispondi

Consigliati dalla redazione

Popolari