i filtri ND: un utile strumento creativo

una "rapida occhiata" ed una semplicissima spiegazione, su cosa sono ed a cosa servono i Filtri ND

Guide i filtri ND: un utile strumento creativo

Dato che è la frase più ricorrente quando si parla di filtri ND, la dico subito e ci leviamo il pensiero: sono come degli occhiali da sole per gli obiettivi della vostra fotocamera.

Ma torniamo all’argomento centrale: i filtri ND. Cominciamo con la spiegazione della sigla ND: Neutral Density, densità neutra. Sono filtri che NON DOVREBBERO, e se di qualità non lo fanno, causare particolari viraggi di colore (vale a dire alterazioni dei colori).

Qual è il loro scopo nella nostra borsa fotografica?

È presto detto: alterano la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo e colpisce il sensore. Quindi, ad esempio, a parità di ISO e diaframma, usando un filtro ND, avremo la necessità di un tempo via via maggiore per ottenere la corretta esposizione (per corretta intendo quella che desideriamo, che non sempre coincide con quella suggerita dell’esposimetro). Adesso che abbiamo chiarito cosa significa la sigla e cosa fanno, vediamo a cosa servono: avete presente quelle foto fatte alle cascate, dove l’acqua sembra un enorme manto di seta (da cui, appunto la definizione di effetto seta)? Sono frutto di una esposizione prolungata, ottenuta applicando un filtro ND all’obiettivo prescelto dal fotografo.
Ma è solo una delle molteplici applicazioni, che variano a seconda della tipologia di filtro ND che selezioneremo.

cascata con effetto seta

Cominciamo dalla principale distinzione: filtri ND a lastra e a vite

 

I primi sono delle vere e proprie lastre di vetro che si applicano tramite un apposito porta filtri (holder) sul fronte dell’obiettivo (in genere sono più costosi, se di buona qualità); i secondi sono di forma circolare, e si applicano alla filettatura frontale del nostro obiettivo (a parità di qualità sembrano costare meno). La principale differenza è nel tipo di obiettivo cui si possono adattare: spesso con grandangolari estremi (che sfociano quasi nel fish eye) è impossibile avere una filettatura frontale, motivo per il quale i filtri a lastra si prestano bene ad essere utilizzati dai professionisti, che hanno già sperimentato la tecnica della lunga esposizione ed hanno un parco ottico che consente loro di ottimizzare l’investimento in un set di filtri ND a lastra, che quindi è adattabile per quasi tutte le lenti (eccezion fatta per alcu.

Filtri ND “pieni” e filtri “Graduati”

filtri graduati

I primi, come è semplice intuire, presentano una struttura che scherma la luce per tutto il filtro, i secondi, invece, presentano la “schermatura” in maniera parziale (potrebbero essere distinti in gradazione dura, con una netta separazione tra sezione schermata e sezione non schermata, e graduati veri e propri, con la schermatura che gradatamente diminuisce). I primi sono utilissimi quando si vuole ottenere una diminuzione della luce “totale” su tutta la scena, i secondi sono utili quando si vuole ridurre la luminosità solo su parte della scena che si intende riprendere (sono spesso usati nella fotografia di paesaggio, per ridurre la “luminosità” del cielo).

Infine abbiamo l’ultima macro distinzione: filtri ND fissi e filtri ND variabili

un filtro nd variabile, i quadratini indivano a che “grado” di ND si è rispetto alla lente libera

I primi sono costituiti da un unico elemento che offre una schermatura costante, i secondi sono costituiti da due elementi che ruotano tra loro ed aumentano l’intensità della schermatura della luce. I primi sono utilissimi in scenari statici o quando si ha una conoscenza tale della luce di una determinata scena, che consente di prevedere di “quanto” la lente debba essere schermata per ottenere l’effetto desiderato. I secondi sono più versatili, soprattutto per scene dinamiche (in ambito video sono utilissimi), dove si intende mantenere costanti diaframma e tempo di scatto ma si sa che la luce varierà parecchio. Il principale difetto di questi ultimi consiste nella possibilità di creare strane vignettature se portate all’estremo con lenti grandangolari o su zoom)

Il “grado” di ND

Occorre ora soffermarci sulla “gradazione” dei filtri nd, vale a dire quanta luce “tagliano fuori” i filtri una volta applicati. Il calcolo è semplice : ND2 equivale ad uno “stop” di luce in meno, ND4 equivale a 2 stop, e così via fino a ND1024 (arrotondato a ND1000) che equivale a 10 stop in meno.

“Si ma, quindi per ottenere l’effetto seta al mare, che devo prendere?” Voi direte.

Ed eccoci alla sezione consigli. Ma prima un utile suggerimento: se comprate filtri a vite, a meno che non li prendiate per una singola lente (tipo il filtro uv per protezione), considerate la misura massima che avete, e prendete quella. Ad esempio, avete un grandangolo con attacco da 72mm, uno zoom normale da 77mm. Acquistate quello da 77, non da 72. In questo modo, se avrete la necessità di usarlo anche sullo zoom normale, oltre che sul grandangolo, non avrete bisogno di ripetere la spesa. E per utilizzarlo sul 72mm, basta un ring adapter. In ogni caso, ecco i filtri per me migliori per fascia di prezzo. La prima, quella più economica, la consiglio solo se prendete il filtro “per prova”. La seconda è la migliore se avete obiettivi normali, mentre vi raccomando la terza se avete obiettivi piuttosto costosi e buoni (esempio pratico: se avete un Sigma Art 85 1.4, montarci un filtro economico è un’assurdità, data la grande perdita di nitidezza che si avrebbe). Quasi tutti i filtri linkati sono in versione da 77mm. Se cercate una misura diversa, fate attenzione alle sigle, perché le aziende producono diverse serie di filtri, con qualità differenti.

ND8 (principalmente, per ritratti):

ND64 (lunghe esposizioni in condizioni di luce medie):

ND1000 (lunghe o lunghissime esposizioni):

Sistema a lastra (in questo caso non consiglio cose economiche in genere, perché ritengo che la scomodità di avere holder e filtri a lastre debba essere compensata da una superiore qualità):

ND variabili:

Porta Filtri:

Luigialberto Febbrilehttps://www.shutterstock.com/g/lenovo2013?sort_method=popular
sono Luigialberto Febbrile, classe 1989, abbastanza presto per dire “ho visto cadere il muro di Berlino” ma troppo tardi per dire “ai miei tempi sviluppavo le pellicole in casa ed avrò avvelenato di sicuro 8 tribù amazzoniche diverse”. Laureato in giurisprudenza, la fotografia mi illude di avere ancora un possibile futuro. Sono presente su vari social, ma su instagram sono @luigi_febbrile. Scatto con una fuji xt10, ma in arsenale ho un po’ di tutto. Il mio motto è “chi se ne frega della grana se tanto poi ci mettono comunque i filtri instagram”

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