I media non possono rubare le fotografie dai vostri Social

Approfondimenti Cronaca Fotografica I media non possono rubare le fotografie dai vostri Social

La decisione di un giudice americano, a seguito di un caso, avvenuto nel 2017, di furto di immagine sui social media.

Le fotografie che carichiamo sui nostri social a chi appartengono? I mass media, le agenzie di stampa o le agenzie di comunicazione possono estrapolare le nostre immagini per un utilizzo commerciale/editoriale?

Un episodio avvenuto nel recente passato, può aiutarci a fare chiarezza.

Nel giugno del 2017, Jonathan Otto, vicepresidente della Deutsche Bank, stava partecipando al matrimonio di Kristen Piatkowski e Tucker Gladhill, che si svolgeva al Trump National Golf Club in Bedminster, New Jersey.

Tutto ad un tratto è proprio il presidente Statunitense a fare la sua comparsa al matrimonio, per andare ad incontrare gli sposi di persona.
Si crea la ressa, e tra le centinaia di persone presente, Jonathan riesce a scattare, con il suo iPhone, delle chiare fotografie che testimoniano l’evento.

Qualcuno chiede a Jonathan di inviargli la foto. Ed a sua volta l’immagine chiave si sposta di iPhone in iPhone, fin quando Jonathan non la vede comparire come copertina della news sulla pagina Twitter dell’agenzia TMZ.

L’immagine diventa virale e finisce su tutte le maggiori agenzie di stampa nazionali e Americana.

All’inizio Jonathan cerca di capire come sia stato possibile che quelle foto siano finite così rapidamente nelle mani dei giornalisti, chiedendo di essere quantomeno menzionato come autore delle fotografie. Solo in un secondo momento, dopo accurate indagini, si scopre che alcune agenzie hanno estrapolato illegalmente le immagini dal suo profilo Instagram.

social esquire

Jonathan fa causa a queste agenzie. Quattro di esse pagano il risarcimento morale, mentre il blog Esquire, facente parte di Hearst Communications, un gigante della comunicazione Americana, viene difesa dai suoi avvocati. La causa si è chiusa con la sentenza del giudice soltanto pochi mesi fa. Citiamo il punto focale:

Rubare una fotografia protetta da copyright per utilizzarla all’interno di un articolo, senza fornire i crediti o menzionare chi ha compiuto quell’opera – indipendentemente dal fatto che quella fotografia sia stata creata per uso commerciale o personale – non varia il fine dell’azione.

Sarebbe antitetico agli scopi della protezione del copyright permettere, alle agenzie di comunicazione, di rubare immagini personali e beneficiare della difesa del fair use. Semplicemente inserendo la foto in un articolo che parla di fatti accaduti. Dove la maggior parte delle informazioni sui fatti accaduti possono essere raccolte dalla fotografia stessa.

In tal caso, i fotografi dilettanti si scoraggerebbero dalla creazione di opere e non ci sarebbe alcun incentivo per gli editori a creare i propri contenuti per illustrare articoli: perché pagare per creare o concedere licenze fotografiche se tutte le immagini personali pubblicate sui social media sono fruibili gratuitamente per le agenzie di comunicazione, come Hearst sostiene?

Il fair use è una disposizione legislativa dell’ordinamento giuridico degli Stati Uniti d’America che permette, in alcuni casi, l’utilizzo di materiale protetto da copyright a scopo informativo.

Qui la sentenza completa del giudice:

Sebbene la legislazione Europea, e quella Italiana, siano diverse da quella Americana, anche se l’episodio fosse avvenuto in Europa le cose non sarebbero andate diversamente.

Tralasciamo la causa portata giustamente avanti da Jonathan Otto, che lo ha visto vincitore. È poco noto è che termini molto simili a quelli esposti dal giudice, sono specificati nei regolamenti dei Social Network come Facebook ed Instagram.

Riassumiamo in modo semplice. Quando noi carichiamo un contenuto su un Social Network, se quel contenuto possiede i requisiti per essere definito opera originale, avremo la totalità del diritto d’autore. Mentre in alcuni casi, ad esempio se fotografiamo monumenti od opere, non siamo noi a possedere i diritti.

Tuttavia, anche quel contenuto non può esserci rubato per scopi commerciali senza il nostro consenso.

social diritto autore

Soltanto i Social Network stessi, possono avvalersi del diritto di riproporre i contenuti caricati dagli utenti all’interno del Social stesso, per scopi promozionali. Con la cancellazione dell’account il diritto decade ed il contenuto è definitivamente cancellato dal Social Network. Maggiori informazioni in questo articolo.

Dunque la nostra creatività è tutelata, ma è bene leggere e capire i regolamenti dei Social e delle piattaforme Web fino in fondo, per non incappare in cavilli che ci priverebbero della paternità dei nostri contenuti.
Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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