Il prezzo di una fotografia durante le guerre

Approfondimenti Cronaca Fotografica Il prezzo di una fotografia durante le guerre

Oggi conosciamo la fotografia come forma di comunicazione che evidenzia la bellezza e l’armonia. Ma non sempre è stato così.

Non sapremo mai cosa ha pensato Niépce il giorno in cui è riuscito ad ottenere la prima fotografia della storia, arrivata fino ai giorni nostri. Non sapremo se avesse colto quanto la fotografia sarebbe stato un linguaggio universale per parlare con il mondo. A distanza di quasi duecento anni la fotografia, come la stampa, è uno dei mezzi di comunicazioni più diffusi e sviluppati. In mezzo a questi duecento anni ci sono state lotte rivoluzionarie, grandi scoperte ed invenzioni, e piccole aziende che sono diventate multinazionali.

Ma ci sono state anche tante guerre, in particolare due, che hanno coinvolto tutto il mondo.

L’11 novembre, in America e nella maggior parte dei paesi che costituiscono il Commonwealth, si è tenuto l’annuale Remembrance Day, anche conosciuto come Veterans Day, come ricorrenza della fine della prima Guerra Mondiale.

fotografia remembrance day

Se associamo oggi la fotografia alla guerra ci vengono in mente i tanti reporter che, per propria scelta, accorrono nelle zone più pericolose del mondo per darci una visione di quello che accade. Della sofferenza e della povertà di quei posti.

Eppure un tempo la fotografia di guerra, non era una ricerca personale. Era un racconto personale, vissuto in prima persona.

In merito alla seconda Guerra mondiale, abbiamo visto, almeno una volta nella nostra vita, l’immagine del 6 giugno 1944, dove il plotone Americano delle forze alleate raggiunse la costa settentrionale della Francia. Il D-Day, meglio conosciuto come lo sbarco in Normandia. Quello scatto fu eseguito da uno dei più noti, se non il più noto, fotografo e reporter della storia, Robert Capa.

fotografia dday
Il celebre Sbarco in Normandia fotografato da Robert Capa

Tuttavia, dato che la fotografia veniva utilizzata anche dai capi di stato coinvolti nelle guerre, per motivi propagandistici, non era raro che i giovani soldati possedessero delle macchine a lastre, o a pellicola. Molti dei quali, non si limitavano a produrre le fotografie richieste, ma eseguivano dei veri e propri reportage di guerra, a volte proprio durante la stessa. Come le fotografie di Walter Kleinfeldt, un soldato tedesco che riprese alcune scene della Battaglia delle Somme, una delle battaglie chiave della prima Guerra Mondiale, con una macchina a soffietto.

Gli scatti di Kleinfeldt, che potete trovare in questo articolo, seppur molto semplici, nascondono la coscienza di un soldato che si confronta con il dolore e con la morte. Nonostante l’addestramento alla guerra, nonostante i dogmi che alcune nazioni instaurarono a livello mentale, alcune persone non riuscirono a rimanere impassibili di fronte a certi scenari. I risvolti psicologici sono troppo forti per essere ignorati.

Ai tempi della guerra, il prezzo di una fotografia non si misurava in monete, ma in vite perse. Per ogni vita persa che si incontra in una fotografia di guerra, aumenta l’enorme peso sulla coscienza che l’umanità si porterà per sempre con sé.

Gli scenari di oggi

Come abbiamo detto in precedenza oggi la fotografia di guerra non ha più lo stesso valore. In molti casi non è un racconto personale, ma una ricerca di diverse sfaccettature della vicenda, da parte dell’autore. Nella stessa zona di guerra possono trovarsi più reporter contemporaneamente. Perché magari un reporter cerca e racconta i motivi scatenanti dei conflitti, e le ripercussioni politiche. Un altro invece dona voce alla popolazione, e cerca aiuti per i poveri. Difficilmente viene concesso, ai fotografi esterni ai corpi militari, di seguire le operazioni da vicino. A meno che non capiti nel punto preciso, nel momento preciso.

fotografia soldato bambino

Ci auspichiamo, per quanto difficile sia, che presto il mondo non abbia più bisogno della guerra. E invitiamo tutte le persone coinvolte nelle guerre odierne a guardare le immagini forniteci da soldati come Kleinfeldt, nel corso della storia. Per capire il male che stiamo facendo a noi stessi.

Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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