Imparare a comprendere il rischio

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Essere consapevole del rischio che si corre può prevenire alcuni tipi di incidenti

Sono passati quasi centosessanta anni dalla prima fotografia aerea della storia. Gaspar Felix Tournachon, conosciuto meglio come Nadar, salì, nell’ottobre del 1858, su una mongolfiera, sorvolando le case del villaggio Petit-Becétre, situato nei pressi di Parigi. Il rischio fu notevole

Oggi la fotografia aerea è una pratica piuttosto comune. E’ uno stile che affascina molto; un genere che nel corso del tempo ha assunto anche un’importanza rilevante, ad esempio nel campo topografico.

Ma centosessanta anni fa, salire a bordo di un mezzo, che avrebbe portato un uomo tra le nuvole per fotografare, poteva sembrare un’impresa paragonabile al volo di Icaro.

rischio aereo nadar

Oggi è molto più semplice ottenere delle diapositive aeree, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, come ad esempio i droni.
Questi piccoli velivoli possono essere dotati di una fotocamera ad alta risoluzione, che ci permette di solcare i cieli, ed esplorarli in tutte le sue forme.

Il rischio come prova estrema

C’è un fattore comune che unisce gli eventi passati e lontani, a quelli odierni. La voglia dell’essere umano di provare il brivido del rischio, dell’azzardo.

Quella costante ricerca del limite da superare per entrare nell’olimpo dei vincitori.

Come gli impavidi fotografi di National Geographic, pronti a sfidare le condizioni terrestri più ostili e inavvicinabili, per regalarci immagini del pianeta terra e della sua vita nella forma più naturale.

Altresì per i fotografi di guerra, che scelgono di seguire un percorso molto difficile, quasi fosse una vocazione, anche mettendo a repentaglio la propria vita, ma raccontando con immagini uniche ciò che accade in zone dove ancora oggi sono presenti conflitti.

national geographic
© National Geographic

Se da un lato questo può significare il crearsi di opportunità uniche ed irripetibili per immagini mozzafiato, l’altra faccia della medaglia è il grande pericolo che queste azioni comportano.

Negli ultimi dieci anni, con l’avvento dei social network, tra tutti Instagram, e degli smartphone, con le infinite migliore tecnologiche nel comparto fotografico, l’asticella del rischio da correre per poter creare delle immagini e dei contenuti che siano sbalorditivi, si è alzata.

Panoramiche dal pendio di un burrone, un mare a perdita d’occhio ripreso da un’appuntita scogliera, oppure ciò che fa più tendenza: i rooftop.
Visuali degli skyline più belli delle città di tutto il mondo, riprese dal bordo di un tetto di un grattacielo altissimo.

Composizioni che nella maggior parte dei casi includono una o più persone che vengono poste nella scena sui bordi delle scogliere, dei burroni, dei tetti e non solo. Che vengono esposte ad un rischio altissimo, senza alcuna protezione, o sistema di sicurezza.

rooftop
Foto di Nathan Dumlao – Unsplash

Casi da esempio

Come già detto in precedenza, la spettacolarità delle immagini, dovuta alla bravura e ad alla creatività dei fotografi, anche in fase di post produzione, è senza eguali.

Eppure c’è un risvolto psicologico da non sottovalutare, che può portare al non comprendere più quando un grado di sfida dell’impresa, è fuori dalla nostra portata.

E questo può tradursi in un fanatismo che in alcuni casi può risultare fatale, per i fotografi o film maker stessi, ma non solo.

Il 15 marzo 2017, in Texas, una modella di 19 anni è stata travolta da un treno durante uno shooting sui binari nei pressi della stazione Navasota.

Ha perso la vita insieme al bambino, che da poco aveva scoperto di avere in grembo. Ne lei, né il fotografo, di cui non è stata rilasciata l’identità, si erano accorti dell’arrivo di ben due treni.

Pochi mesi dopo, il 17 ottobre 2017, un reporter della CBS di Chigago, noto anche come urban photographer, ha perso la vita cadendo dal ventesimo piano di un hotel. Sporgendosi sulla balconata, è caduto mentre cercava di eseguire una panoramica.

Ed infine, pochi giorni fa, alle Shannon Falls in Canada. Tre traveler vlogger canadesi, molto famosi su Instagram, sono deceduti a seguito di una caduta di più di cento metri. La caduta è avvenuta da una delle piscine naturali formatasi nelle vicinanze della cascata Shannon.

youtube vlogger
I 3 youtuber deceduti pochi giorni fa nell’incidente alle cascate Shannon Ryker Gamble, Alexey Andriyovych Lyakh e Megan Scraper

Questi sono solo alcuni esempi di ciò che può verificarsi, poiché ci sono altre decine di gravi rischi a cui si va inconsciamente incontro.

Sensibilizziamo la prevenzione

In un mondo ultra connesso come quello di oggi, con più di due biliardi di immagini digitali presenti su Internet, è comprensibile che ci sia una costante ricerca di diversificazione dei contenuti, di stimoli nuovi, e di esclusività.

Tuttavia comprendere i rischi che si possono correre compiendo azioni pericolose, potrebbe essere un enorme salvagente.

Sarebbe opportuno organizzare un piano di pronto intervento, qualora possibile, nel caso qualcosa non vada per il verso giusto. Munendosi anche di alcune protezioni di sicurezza che possano prevedere diverse situazioni, come la caduta e gli urti.

sicurezza
Foto di Fancycrave – Unsplash

Sensibilizzarsi sotto certi aspetti è fondamentale, perché bisogna avere sempre coscienza di quello che si sta facendo.

E quando proviamo l’impulso irrefrenabile di lanciarci in quella sfida che sembra impossibile, dobbiamo fermarci a riflettere sul significato della parola vita e sul valore che ha.

Dobbiamo ricordarci che sono le fotografie ad essere immortali. L’uomo non è immortale.

Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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