Pellicola

Prima della diffusione delle fotocamere digitali, quando si dovevano scegliere gli “ISO” prima di iniziare a scattare, si usavano le pellicole fotografiche. Ogni marca aveva le proprie caratteristiche, ma quali e quanti tipi si potevano usare?

Prima di tutto bisogna fare una distinzione tra rullini a colore e in bianco e nero. Dall’invenzione della pellicola a colore nel 1935 fino agli anni ’80, la disputa tra le due tipologie era molto accesa. Chi sosteneva il bianco e nero, vedeva il colore come qualcosa di pacchiano che, citando Paul Strand, “aggiunge un elemento incontrollabile”. Con il diffondersi delle riviste però, il colore ha acquistato sempre più importanza, dato che forniva uno sguardo più vicino alla realtà.

Tre principali formati di negativi:

  • Il 35 mm è quello più piccolo dei tre ma è anche quello meno costoso e più diffuso. La sua popolarità deriva dalla facilità di trasporto e di cambio alla fine dei 36 scatti;
  • Il medio formato o 120 è di grandezza intermedia tra le tre e, tralasciando i costi più elevati, la qualità delle immagini è enormemente superiore a quella del 35 mm, anche grazie al fatto che la stessa quantità di luce va ad impressionare una superficie maggiore di emulsione. Ci sono dei vantaggi anche in fase di sviluppo e stampa, le maggiori dimensioni del negativo nascondono meglio eventuali granelli di polvere e consentono una maggiore definizione dell’immagine (il rapporto tra la grandezza del negativo e quella della foto stampata è inferiore al rapporto che ha il 35mm);

  • Il grande formato è indubbiamente il più costoso e complesso da utilizzare tra i tre, ma ha la definizione più alta e i corpi mobili delle fotocamere che usano questi negativi permettono di gestire meglio le varie deformazioni che potrebbero generarsi, per esempio fotografando un edificio molto alto.

ASA e sensibilità

Ogni pellicola fotografica ha un determinato valore ASA (american standard association, ente americano preposto a stabilire la sensibilità delle pellicole. Un raddoppio del valore ASA corrisponde a un raddoppio della sensibilità alla luce. Allo stato attuale è stato sostituito con il sistema ISO). Questo valore è dato dalla struttura dell’emulsione presente sul negativo. Negli anni, le case produttrici hanno cercato di ottenere sempre più sensibilità dalle loro pellicole: i primi tentativi prevedevano di aumentare le dimensioni dei cristalli fotosensibili, ma questo causò un aumento della grana nelle immagini stampate. Si decise quindi di passare a granuli più piatti anziché voluminosi ma le immagini restavano grezze, quindi si arrivò ad un miscela di granuli piatti e cubici ottenendo così pellicole più sensibili ed immagini più nitide.

In conclusione, non si deve pensare che ci sia un tipo di negativo superiore a tutti gli altri, perché la pellicola migliore è quella più adatta agli scatti che ognuno vuole fare.

Rispondi