La profondità di campo nella fotografia

Guide Impariamo a fotografare La profondità di campo nella fotografia

In fotografia, come in tutte le scienze dove si fa utilizzo di gruppi ottici, si può osservare il fenomeno che noi definiamo sfocatura. Andiamo ora a capire come si possono ottenere immagini, o parti dell’immagine, più o meno a fuoco, a seconda del nostro intento e dell’utilizzo che vogliamo fare della nostra fotografia.

Avete presente quelle immagini pittoresche dei paesaggi dove possiamo scorgere un insieme di elementi perfettamente a fuoco, come se ci fosse un sentiero che i nostri occhi riescono a seguire?

O quei ritratti dove abbiamo una modella perfettamente a fuoco, e dietro di lei un muro di luci non ben definite che creano una trama coinvolgente, prodotte dalla città in lontananza?

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Entrambi gli scenari si verificano grazie anche ad alcune leggi ottiche che possiamo, più o meno, manipolare a nostro piacimento, attraverso la nostra macchina fotografica.

Iniziamo col definire quali sono gli elementi che ci permettono di ottenere un effetto più o meno sfocato.

Punto di messa a fuoco

Partiamo da questo concetto che non è proprio immediato, ma neanche troppo complesso. Come abbiamo visto in precedenza, sappiamo che gli obiettivi, anche quelli fissi, sono un insieme di elementi ottici, quindi lenti. Con una ghiera fatta appositamente per la messa a fuoco, possiamo spostare un gruppo di queste lenti, determinando il punto di messa fuoco.

Quando ruotiamo la ghiera, il gruppo di lenti a cui essa è collegata all’interno del barilotto, si muove in avanti o indietro, a seconda della direzione di rotazione. Ciò significa che noi andiamo a variare di qualche millimetro il punto di messa a fuoco.

Se guardate bene sulla ghiera, in quasi tutti gli obiettivi ci sono dei simboli posti agli estremi di rotazione, come ad esempio un fiore, ed il simbolo dell’infinito. Il simbolo del fiore indica che, ruotando la ghiera verso quella direzione, il gruppo di lenti spostandosi riduce la distanza di messa a fuoco fino a raggiungere quella minima.

Ciò vuol dire che potremmo mettere a fuoco soggetti molto vicini a noi, come ad esempio i fiori.

Viceversa andando verso il simbolo dell’infinito, si sposta fino a raggiungere gli estremi dell’orizzonte visibile al momento dello scatto permettendoci di mettere a fuoco soggetti molto lontani da noi, come ad esempio le montagne.

Se abbiamo l’autofocus attivo, nel momento in cui inquadreremo uno scenario, il sistema meccanico sposterà in maniera autonoma il punto di messa a fuoco nel momento in cui premeremo il pulsante di scatto a meta corsa, fino a che il soggetto desiderato non sarà totalmente focalizzato.

La distanza della messa a fuoco può variare anche se ci spostiamo di qualche passo in avanti o indietro. Questo ci costringerà a dover riposizionare il punto di messa fuoco

Profondità di campo

Anche la profondità di campo è un concetto da comprendere bene. Poniamo di dover eseguire noi il ritratto della modella con la città alle spalle. Ci troviamo a circa 5 metri dalla modella, e tra noi ed essa, circa a due metri e mezzo da entrambi, vi sono due alberi che fanno da cornice. Inoltre, tra la modella e lo sfondo della città, vi è un altro albero a circa quattro metri di distanza alle spalle della ragazza.

Nel momento in cui andiamo ad eseguire lo scatto, indipendentemente dalle impostazioni della macchina fotografica, la modella sarà sul punto a fuoco. Tuttavia anche gli alberi saranno più o meno a fuoco.

sfocato diaframma

Di fatti, la profondità di campo è tutto lo spazio, che può essere espresso in metri, centimetri o millimetri, nel quale, ogni elemento visibile all’interno della scena è parzialmente o totalmente a fuoco.

Ciò vuol dire che tutto quello che si trova prima o dopo di questo spazio sarà totalmente sfocato.

La distanza di questo spazio può variare per diverse ragioni, tra le quali: la distanza tra la macchina fotografica ed il soggetto, la focale utilizzata, e soprattutto l’apertura del diaframma.

Il Diaframma

È uno degli elementi meccanici che, se combinato con gli altri due elementi del triangolo dell’esposizione, ci consente di ottenere una corretta esposizione. Il diaframma gioca un ruolo importante, se non fondamentale, anche nel risultato finale della sfocatura.

Come già sappiamo, il diaframma è un insieme di lamelle che possono essere chiuse o aperte a nostro piacimento permettendoci di definire quanta luce vogliamo far passare dall’esterno fino al sensore, ma il suo compito non è solamente questo. In base all’apertura del diaframma varia anche la dimensione della profondità di campo.

sfocato pdc

Con una grande apertura, dove passa una maggiore quantità molta luce, lo spazio della profondità di campo si riduce. Questo vuol dire che se vogliamo avere altri elementi a fuoco, oltre al soggetto principale, dobbiamo tenerli abbastanza vicini ad esso. Viceversa se non vogliamo tenere altri elementi a fuoco basterà tenerli abbastanza distanti dal soggetto principale.

Con una piccola apertura, dove passa una minore quantità di luce, lo spazio della profondità di campo si estende. Questo vuol dire che sarà più semplice avere più elementi a fuoco, poiché sarà possibile tenerli anche abbastanza distanti.

Come nel caso dei paesaggi, dove possiamo avere i picchi delle montagne a fuoco con gli alberi sottostanti.

Per tenere altri elementi fuori fuoco, con delle aperture molto piccole, si rende necessario avere una grande distanza, tra quello che non vogliamo a fuoco e quello che invece vogliamo.

sfocato distanza

Ricapitolando, se vogliamo scattare un ritratto, con il soggetto che risalta sul background sfocato, abbiamo principalmente due possibilità: avvicinarci al soggetto, e/o aprire il diaframma, anche a TA (tutta apertura).

Viceversa, se vogliamo avere anche il resto della scena a fuoco, dovremo chiudere il diaframma (senza esagerare, onde evitare di incorrere nel fenomeno della diffrazione)

In conclusione, a seconda dell’effetto sfocato che vogliamo raggiungere bisogna “giocare” con i parametri e le distanze. Una volta capito il meccanismo che ci permette di ottenere il risultato che vogliamo sarà molto più semplice. Inviateci sui nostri social le vostre foto!

Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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