La verità su Fujifilm

Guide La verità su Fujifilm

Date le recenti discussioni, riguardanti Fujifilm, avvenute all’interno della community fotografica italiana, scrivo quest’articolo con l’intento di fare chiarezza tra i punti del dibattito.

Titolo click bait? Può darsi. Ma la discussione è piuttosto calda, e serviva qualcosa di brioso per far partire un pezzo che di brioso avrà ben poco. Perché quando la discussione entra sul tecnico (poco o tanto che sia), ci si deve mettere il cuore in pace, analizzare i dati a propria disposizione, e trarne delle conclusioni oggettive.

Ora, partendo dai dati a nostra disposizione, essi come possono esser divisi? In settori, o meglio, specifiche, che caratterizzano ogni sistema fotografico. Le possiamo riassumere in pochi punti, non in ordine di importanza, che poi verranno approfonditi:

  1. Standard costruttivi, sia delle macchine, che delle lenti.
  2. Sensore, scienza colore e accuratezza cromatica.
  3. Costo del sistema in rapporto ai benefici.
  4. Caratteristiche ulteriori.
  5. Versatilità del sistema.

  1. Standard costruttivi:

    qualità costruttiva del corpo macchina (materiali utilizzati, validità del progetto per tropicalizzazione e peso); ergonomia (disposizione dei tasti, numero di tasti programmabili dall’utente, bilanciamento tra corpo macchina e lente); qualità costruttiva degli obiettivi (materiali utilizzati, validità del progetto di nuovo per tropicalizzazione e peso, validità dell’eventuale motore AF); design ottico degli obiettivi (numero di elementi, numero di lamelle, progetto ottico, risultati sui grafici MTF, risolvenza, presenza o meno di distorsioni e/o aberrazioni ottiche, ed infine resa effettiva, per microcontrasto, colori, nitidezza etc); ergonomia degli obiettivi (disposizione dei tasti e delle ghiere, presenza di tasti programmabili dall’utente, morbidezza delle ghiere).

  2. Sensore, scienza colore e accuratezza cromatica:

    praticamente tre punti in uno. Per il sensore, s’intende anzitutto la dimensione fisica (da 1/2.3″ delle Canon Powershot, alle 9×11 della LargeSense, passando per APS-C e Full Frame); il formato (4:3, 3:2 o altro); la tipologia, ad esempio CMOS o CCD. La quasi totalità delle dslr e mirrorless attuali sono dotate di CMOS. Oppure FSI, la maggior parte, o BSI, come Fuji X-T3 e Sony a7III; la presenza di un filtro RGB, e quale (ad esempio i filtri Bayer utilizzati da Nikon, Canon, Sony, Olympus e Panasonic, o i filtri dei sensori Fujifilm X-trans proprietari); la gamma dinamica (la grandezza del campo di luminanza catturato dal sensore); il rapporto SNR (la relazione tra la potenza del segnale utile rispetto a quella del rumore); la profondità colore (maggiore è la profondità di bit, maggiore sarà il segnale utile lavorabile in post produzione); la risoluzione (il numero di pixel, o meglio, dal punto di vista dell’hardware, il numero di fotositi presenti sul sensore); la resistenza ad interferenze (in poche parole, la resistenza al moirè). La scienza colore, da non fraintendere con l’accuratezza cromatica (che invece è quanto i colori siano fedeli alla realtà), consiste essenzialmente in come la camera gestisce i colori, in particolare gli skintone. Da queste due considerazioni, escono risultati non indifferenti; mentre la scienza colore è specifica di un sistema (un confronto interessante tra Sony e Canon lo offre Petapixel), l’accuratezza cromatica è specifica di una singola macchina. Pdnonline ci regala invece una classifica delle macchine più recenti. La differenza tra scienza colore e accuratezza cromatica è evidente. Sony A7III è al primo posto, Canon la troviamo invece a partire dalla quinta posizione, con la M50.

  3. Costo del sistema in rapporto ai benefici:

    qui, c’è poco da disquisire. È il rapporto qualità prezzo, ciò che offre non solo la macchina, ma tutto il sistema, rispetto al suo costo, e confrontato a ciò che offrono (in termini di qualità) e richiedono (in termini di prezzo) altri sistemi concorrenti, che siano migliori o peggiori in senso assoluto.

  4. Caratteristiche ulteriori:

    tante. Troppe. La velocità e la grandezza del buffer (memoria temporanea dove vengono conservati i file prima di essere trascritti sulla scheda di memoria esterna. Un buffer più ampio permette di scattare più foto in sequenza); velocità della raffica (cioè il massimo numero di scatti al secondo); numero di punti AF e precisionepresenza di stabilizzatore (sul corpo e/o sulla lente); formati di registrazione dei file (Raw, Jpeg, Tiff, Log video etc); risoluzione e framerate videodoppio slot sd (o altri formati di memorie); uscite (jack, USB Type-C, etc); focus peaking.

  5. Versatilità del sistema:

    punto dove entrano in gioco tutti i precedenti. Partendo dal presupposto di dover acquistare una sistema fotografico potenzialmente in grado di svolgere tutti i lavori che vengano richiesti, con il minimo dispendio di denaro, e il minimo ingombro possibile, si cerca un sistema in grado non di eseguire tutto nel miglior modo possibile (è praticamente impossibile), ma di realizzare il miglior compromesso tra i vari estremi. Due rapidi esempi: se dobbiamo fare ritratti in luce controllata, la scelta migliore possibile, non tenendo conto dei costi, è una medio formato (per non andare oltre); ma se il giorno dopo, vogliamo fare una scalata di 4 ore, la medio formato non sarà più la miglior scelta (per una questione di peso s’intende. Certo, se avete uno schiavo che vi porta l’attrezzatura, tutto risolto). Un sistema più leggero, magari m4/3, sarebbe una scelta più azzeccata. Ipotizziamo però che il vostro problema sia di scattare al buio, e senza cavalletto: certo m4/3 non è consigliabile; in quel caso sarebbe preferibile qualcosa che regga meglio alti valori ISO (come Sony A7sII, famosa per “vedere al buio”). Ecco che ogni sistema ha i propri pregi e i propri difetti; e finora non abbiamo considerato i differenti costi. Questo è il motivo per cui si cerca la versatilità. Avere qualcosa che sia in grado di svolgere decentemente, o magari anche bene, tutto ciò in cui altri sistemi, su campi diametralmente opposti, eccellono singolarmente.

E quindi arriviamo a Fujifilm

È innegabile che il formato APS-C sia, tra tutti, quello più versatile. Non il migliore, chiariamo. Esistono dei limiti fisici, che non potranno mai esser valicati. Un sensore APS-C da 24 megapixel, ha la densità equivalente di un sensore Full Frame da 54MP. Di conseguenza, i fotositi di un sensore APS-C da 20 megapixel sono estremamente più piccoli di un sensore FF sempre da 20 megapixel. È evidente quindi che la resistenza ISO, e cioè l’SNR (signal to noise ratio), di un sensore APS-C sarà inferiore a quella di un Full Frame di uguale tecnologia e risoluzione; ma l’SNR non è influenzato solamente dalla grandezza dei fotositi: lo è anche dal numero di fotositi, sul totale di essi, effettivamente dediti all’acquisizione di luce, e dal calore, che provoca soprattutto rumore di crominanza (breve inciso: il rumore si divide in luminanza e crominanza; fondamentalmente, il primo è rumore bianco, il secondo colorato).

L’altra principale differenza, è la profondità di campo. Ma questa volta, è sia un pregio, che un difetto, di entrambi i sensori. A parità di diaframma e focale, su APS-C (ancor di più su m4/3) avremo una maggiore profondità di campo. Ciò si traduce in uno svantaggio per chi vuole profondità di campo estremamente ridotte (in poche parole, un bokeh molto pronunciato), ed in un vantaggio per chi invece necessita di maggiori profondità di campo, a parità di luce trasmessa. Perché ricordo, la luce che “arriva” ad un sensore FF, e ad uno APS-C, è la stessa. Ciò che determina la “quantità” di luce, è la grandezza dei fotositi, non quella del sensore. Altrimenti avremmo delle celle fotovoltaiche nelle nostre fotocamere.

Ma allora perché è il più versatile? Analizziamo per un momento, in ordine di grandezza, i sensori principali che offre il mercato mirrorless/dslr con prezzi inferiori a 10.000€

  • m4/3: utilizzato da Olympus, Panasonic e Leica.
  • APS-C: utilizzato da Nikon, Canon, Sony, Fujifilm, Pentax e Leica.
  • Full Frame: utilizzato da Nikon, Canon, Sony, Panasonic (prossimamente), Pentax e Leica.
  • MF: Fujifilm e Hasselblad.

Tralasciamo per il momento il Medio Formato, le cui macchine (di Fuji e Hasselblad) non sono progettate per lavorare ad alti ISO, e concentriamoci sugli altri tre. Appare evidente che, dove il FF eccelle nella resistenza ISO, il m4/3 fa il contrario: sensore più piccolo significa ingombro e costo inferiori. Ma non obbligatoriamente perdita di qualità. APS-C è invece la via di mezzo. Non a caso Sony, Nikon e Canon producono anche sistemi APS-C, considerati oramai una sorta di “porta d’entrata” nel mondo della fotografia, per poi passare a Full Frame dopo qualche tempo. C’è un’azienda però che punta tutto su APS-C. Da ciò ne risulta che, mentre i sistemi APS-C degli altri brand siano considerati dagli stessi solamente come una sorta di trampolino, con ripercussioni sulla qualità dei sopracitati sistemi, per quell’azienda l’APS-C è il formato principale. Intorno al quale, e per il quale, sfruttare la maggior parte dei propri team di sviluppo. Fujifilm. È anche qui innegabile che le APS-C Fujifilm siano anni luce avanti a quelle delle altre aziende. E attenzione, si parla di sistemi. Macchine e lenti. Nikon e Canon, ma anche Sony, producono ben poche lenti di qualità considerate buone da un professionista (con alcune eccezioni) per le proprie APS-C. Idem per quanto riguarda i corpi macchina. Voi mi direte “ma ci sono le lenti FF utilizzabili”; certo. Evitando il discorso sulla risolvenza (anzi, sulla mancanza di essa, che provoca una perdita di nitidezza causata dalla lente, che non è in grado di reggere un sensore molto più denso), gli obiettivi FF costano di più, e ingombrano di più. Dov’è il vantaggio di andare incontro a dei compromessi con il corpo macchina, per poi vedersi sfumare i vantaggi acquisiti, a causa delle lenti? E la differenza, come sempre, non c’è solo tra APS-C e FF. Prendiamo ad esempio Olympus e Canon, rispettivamente con 12-40mm 2.8 (24-80mm equivalente) e 24-70mm 2.8L (che non è stabilizzato. Olympus invece ha la stabilizzazione sul sensore): il primo costa sul nuovo 1000 euro, contro i 1800 del secondo; pesa 382 grammi ed è 70mmx84mm, contro gli 805 grammi e 88x113mm del secondo. E vi assicuro che l’Olympus non ha nulla da invidiare al Canon.

Rimandiamo però l’analisi completa dei costi a dopo. Ciò che ci interessa, al momento, è la qualità. Riprendiamo quindi i punti di cui sopra, e vediamo se Fujifilm, dato che punta la maggior parte dei suoi sforzi sul mercato APS-C, realmente è in grado di confrontarsi con il resto delle top di gamma (escludendo sia le Medio Formato, che le Leica, brand dalla filosofia decisamente differente da tutti gli altri). In gara quindi abbiamo Sony A7III, Canon 5d mark IV, Nikon D850, Olympus OM-D E-M1 mark II, Fujifilm X-T3. Lascio fuori i corpi Panasonic, per via della condivisione del proprio sistema con Olympus (ritengo infatti la EM1 mk2 la miglior camera dei due brand, per quanto riguarda la fotografia).

  1. Standard Costruttivi:

    per semplicità, prenderò in esame solamente la tropicalizzazione (ritenendola un ottimo indice di bontà del progetto del corpo), e la disponibilità di lenti considerate qualitativamente buone (senza andare singolarmente sui grafici MTF, o altre carattersitiche, per esigenze di sintesi). Sony garantisce solamente il funzionamento della A7III da 0° a 40°C; Fujifilm afferma che la X-T3 è in grado di operare tra i -10° e i 40°C e in una umidità  inferiore all’80%, garantendo inoltre resistenza alla polvere; Nikon D850 0-40°C e sotto l’85% di umidità; Canon 5DmarkIV di nuovo 0°-40°C e sotto l’85%; Olympus OM-D E-M1 mark II tra -20°/-10° e 40°C e sotto ad una umidità pari al 90%. Degno di nota questo test tra le diverse camere (con A7rIII che fa le veci di A7III). Per quanto riguarda la disponibilità di lenti qualitativamente buone, Fujifilm e Olympus vincono la contesa senza troppi problemi. Entrambi i sistemi sono dotati di lenti proprietarie eccellenti, dai costi accettabili, mentre chi è in Canon, e soprattutto Sony e Nikon, si deve rivolgere molto spesso a produttori terzi per costi eccessivi. Non è raro vedere Nikonisti con corredi formati interamente da lenti Sigma o Tamron. Che sia un problema o no, sta al singolo deciderlo, ma rimane un difetto di quei sistemi, che hanno bisogno di numerosi produttori di terze parti per sopperire alle proprie mancanze, dove Fujifilm e Olympus non ne necessitano, se non in parte insignificante.

  2. Sensore, scienza colore e accuratezza cromatica:

    anche sul punto 2 saltiamo alcune caratteristiche, per arrivare al filtro RGB. La matrice RGB dei sensori di tutti i corpi macchina, esclusa Fuji, è la Bayer. Per Fujifilm invece è la matrice X-trans. Qual è la differenza? I Bayer sono composti da celle 2×2 (due quadratini verdi, uno rosso e uno blu, che coprono quindi quattro fotositi) disposte simmetricamente. Il processore, in un processo chiamato demosaicizzazione, ricostruisce i colori, “dando vita” alla fotografia. La disposizione simmetrica provoca però, su soggetti ad alta frequenza spaziale, la comparsa di moirè. Senza approfondire oltre, il problema veniva eliminato con l’utilizzo di un filtro AA, che però riduceva la nitidezza generale. Fujifilm risolve in parte il problema, con i suoi X-trans, composti da celle 6×6 (e aumentando il numero di verdi rispetto ai rossi e ai blu) disposte asimmetricamente. Ciò, non solo riduce enormemente il moirè, ma cambia anche la resa generale. La foto risulta più nitida per l’assenza dell’AA, e il rumore tende ad assomigliare più a quello della pellicola (per altro con enorme riduzione di rumore di crominanza) che al rumore digitale. Inoltre, dato il maggior numero di verdi sul totale RGB, il bianco e nero risulterà più accurato (la scala dei grigi infatti viene calcolata in base alla luminanza, che a sua volta si basa maggiormente sui verdi piuttosto che sui blu o i rossi). Tornando un attimo indietro, facciamo una piccola parentesi sui sensori BSI che, senza entrare anche qui sul tecnico, offrono di base un miglior SNR del sensore; tra le macchine prese in considerazione, solamente Nikon, Sony e Fujifilm ne son provviste. Passando alla gamma dinamica, il Full Frame mostra sì una generale superiorità (anche se minima), ma a quale prezzo? Anche qui, il rapporto costi/benefici dà ragione a Fujifilm. Uno stop in gamma dinamica non cambia le carte in tavola, né ai paesaggisti (i filtri GND esistono proprio per eliminare tali problemi), né alla maggior parte degli altri fotografi. gamma dinamica d850 xt3 a7iii em1 mkiiLa gamma dinamica però non è uno dei punti fondamentali su cui valutare un corpo macchina. Altrimenti una semplicissima D5500 sarebbe anni avanti una Canon 5D mark III (come dimostra il grafico). Ma non è proprio così, o sbaglio?gamma dinamica a9 vs d5500 vs 5dmkiii Inoltre, terrei a sottolineare che ogni produttore tara i suoi sensori secondo le proprie specifiche. Quindi abbiamo che Nikon è in assoluto l’azienda con il sensore dalla gamma dinamica più spostata a sinistra, Canon è l’opposto. In base al formato e al marchio con cui si sta scattando, è necessario modificare il proprio workflow di conseguenza. Ad esempio, una FF Nikon da 24MP, darà diverse possibilità di lavoro rispetto ad una Canon 24MP APSC. Ergo pretendere di avere lo stesso metodo  di scatto/lavoro, con due sensori di formato e marchio differente è errato, poichè si otterrebbe un risultato non oggettivo, ma basato solo sulle proprie abitudini. La differenza si può notare anche con formati uguali, ma di marchi diversi. Ad esempio un test con due foto identiche, tra Nikon FF e Canon FF, con esposizione -2.5 EV per entrambe, vedrà Nikon vincente per quanto riguarda il recupero delle ombre.

    canon vs nikon recupero ombre
    Immagine di DPreview.com

    D’altro canto, lo stesso test, svolto a +2 EV, vedrà Canon spuntarla nel recupero delle alte luci.

  3. Come già detto, lo tratteremo più avanti.

  4. Caratteristiche ulteriori:

    l’ho già detto che sono troppe? Prendiamone due o tre. Velocità della raffica. Sempre per i modelli presi in considerazione, Canon 7 FPS x 21 raw, Nikon 7 FPS x 51 raw, Sony 10 FPS x 89 raw, Olympus 18 FPS x 77 raw, Fujifilm 20 FPS x 35 raw. Per arrivare a 20 FPS su un altro brand, si deve scomodare la Sony a9 (dalla ben altra fascia di prezzo; ma tenete a mente l’informazione, perché rivedremo la a9 più avanti). Per quanto riguarda il sistema AF, Fuji XT3, Sony a7iii e Nikon D850, ne offrono uno all’avanguardia, ma per quanto riguarda l’accuratezza del tracking, in questo caso, Sony risulta essere la vincente senza neanche troppe difficoltà. Abbiamo modelli come a7iii, a7Riii e a9 che offrono in varie fasce di prezzo, quasi la medesima performance AF. Relativamente al comparto video sarebbe inevitabile dover prendere in considerazione peculiarità proprie solamente di una parte dei modelli in esame; tuttavia per facilitare il confronto, in questo caso, analizziamo solo le caratteristiche che tutte le macchine hanno in comune, cioè risoluzione e frame rate. La Fujifilm XT-3 appare vincente, con la capacità di girare a 60fps in 4K 400Mbps.

  5. Versatilità:

    siamo finalmente arrivati al punto 5. E se, in diversi momenti, Sony, Nikon e Canon dimostrano la propria superiorità, Fujifilm e Olympus lo fanno in altri. Olympus si dimostra essere senza ombra di dubbio la macchina costruita meglio; su questo punto, potremmo dire che è agli antipodi (positivamente) di Sony. Ma ha un difetto non trascurabile. Dato il sensore m4/3, gli ISO si fanno sentire, anche se non in modo estremo. Tornando ai brand Full Frame, di vantaggi ne abbiamo trovati. Ma la domanda è; si è disposti a sacrificare i vantaggi non indifferenti di Fujifilm (color science, lenti proprietarie, maggior tropicalizzazione etc) per quelli offerti da, ad esempio, Sony (maggiore resistenza ISO, eye tracking migliore etc), a fronte soprattutto di una differenza di costo non indifferente? Perché c’è. E finora, abbiamo visto, anche se in modo sintetico, e forse meno tecnico e approfondito di quanto si dovesse, che X-T3 è in grado di confrontarsi, e superare su alcuni punti, le altre macchine, senza valutarne la differenza in termini di budget. Abbiamo confrontato la gamma dinamica di una macchina da 3600 euro (la Nikon D850) con quella della X-T3 (che sul nuovo costa 1400 euro); per non parlare delle altre caratteristiche. A fronte quindi, di alcuni punti in cui Fujifilm è in chiaro vantaggio, e di altri in cui è in chiaro svantaggio, qual è il sistema che più conviene (a meno che non si abbiano delle esigenze specifiche) in termini di costo, rapportato ai benefici? Fujifilm, poco da fare. E chi scrive, è un Nikonista. Chi mi conosce da tempo lo sa, ma è necessaria solamente una veloce letta ai miei articoli per capirlo.

A scanso di equivoci e fraintendimenti, ecco una tabella che mostra il costo (sul nuovo) di un corredo obiettivi d’esempio, e di alcuni corpi macchina, per ogni azienda che abbiamo considerato nella piccola “competizione” con la X-T3. Inoltre, sono presenti anche Tamron e Sigma, per mostrare l’eventuale budget necessario per lo stesso corredo formato da lenti di produttori terzi (nel caso in cui esista l’obiettivo, altrimenti è stato conteggiato il costo di quello Nikon/Canon).

N.B: I PREZZI AL MOMENTO DELLA STESURA POSSONO CAMBIARE DA QUELLI FUTURI, LE TABELLE SONO A SCOPO DIMOSTRATIVO. UN BRAND PIU’ ECONOMICO, SARA’ SEMPRE PIU’ ECONOMICO, ANCHE CON VARIAZIONI DI PREZZO.

I prezzi esprimono più di ogni altro concetto il senso di questo articolo. Ma per concludere, Fujifilm è il miglior sistema? No. Non esiste un miglior sistema. Nikon permette di recuperare le ombre come nessun altro brand. Olympus fa della qualità costruttiva e della tropicalizzazione uno dei suoi principali cavalli di battaglia. Ad ognuno la propria scelta. Fujifilm però si conferma essere il sistema più versatile; quello che combina costi decisamente accettabili, con alcuni dei vantaggi di una FF, e altri di m4/3. E quando ci si occupa di più generi fotografici, o si è all’inizio e ancora non si sa quali siano le preferenze personali che si andranno a sviluppare, cos’è che conta di più, se non la flessibilità della propria attrezzatura?

Autori: Leonardo Monaco, Jacopo Urbani

Leonardo Monaco
Vicedirettore di Shotlight e studente di Ingegneria a Tor Vergata. Appassionato praticamente di tutto ciò che le arti hanno da offrire, dal cinema alla musica, compresa ovviamente la fotografia, lato ingegneristico e lato artistico. Globetrotter, assiduo lettore di romanzi, fumetti e saggi, amante di storia, e chi più ne ha più ne metta. Avere pochi interessi non fa per me

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