Le 5 macchine fotografiche più iconiche di sempre

Approfondimenti Cronaca Fotografica Le 5 macchine fotografiche più iconiche di sempre

Da Aristotele che osservò la proiezione circolare della luce che attraversava un piccolo foro, alle più moderne fotocamere mirrorless, la fotografia accompagna la nostra storia, la vive e si evolve insieme a noi. Dalle sanguinose scene di guerra, alle prime missioni spaziali, ai ritratti delle più famose star, le fotocamere che sono passate alla storia immortalando il meglio ed il peggio dell’umanità sono molte. Abbiamo deciso di raccogliere in questo articolo, e farvi conoscere le cinque macchine fotografiche che secondo noi possono essere riconosciute come le più iconiche di sempre.

Hasselblad 500

Hasselblad 500
Hasselblad 500

Iniziamo da una delle macchine fotografiche più iconiche della storia. O meglio, da una serie di macchine fotografiche; perché esistono diverse Hasselblad 500, facenti parte dello stesso sistema, che è stato recentemente rinominato in “V system”, in onore di Victor Hasselblad. La prima della serie è la 500C, nata nel 1953, e commercializzata a partire dal 1957.

Hasselblad 500 Brochure
BREAKDOWN OF THE 500C, TAKEN FROM THE ORIGINAL 500C BROCHURE

La 500C nasce con l’intento, da parte di Victor Hasselblad, di sistemare le problematiche che affliggevano la precedente 1000F. A proposito, quella F sta per Focal Plane Shutter, e qui arriviamo alla prima vera grande rivoluzione della 500. Il problema principale della 1600F, e poi della 1000F, era appunto l’otturatore. La 1600F nacque nel 1948, con l’idea di dare ai professionisti la macchina ideale, una medio formato 6×6 con componentistica intercambiabile. Nel ’53 Victor Hasselblad decide di cambiare l’otturatore, passando al Leaf Shutter (otturatore a foglia), inserendolo dentro ogni singolo obiettivo. Arriva quindi a creare la 500C, (il numero indica il tempo minimo di esposizione) che, insieme alle successive, entra letteralmente nella storia.

Elton John
ELTON JOHN AT HIS HOME IN WINDSOR, ENGLAND, 1974 FROM THE ALBUM COVER SHOOT FOR HIS GREATEST HITS ALBUM. © TERRY O’NEILL / ICONIC IMAGES

La rivoluzione della 500C

E qui qualcuno si starà chiedendo: “si ok, ma perché è così importante?”. I vantaggi che dava erano molteplici. Immaginate di avere una medio formato 6×6, con dorso intercambiabile (quindi poter cambiare rullino quando volete, senza dover bruciare le pose rimanenti), mirino intercambiabile, obiettivi prodotti da Zeiss esclusivamente per quella macchina, indicatori della profondità di campo, attacco PC Sync per sincronizzare i flash fino ad 1/500 (cosa che tutt’ora, se non avete flash HSS, non potete fare), tutto questo all’inizio degli anni ’60. Era una totale rivoluzione, non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello funzionale. Non a caso la 500 è diventata una delle macchine fotografiche più utilizzate dai professionisti in studio: qualità e funzionalità senza compromessi.

Il sistema certamente non era economico, ma aveva un grosso vantaggio: Le continue innovazioni, costantemente retrocompatibili. Se spendevi per comprare qualcosa negli anni ’60, negli anni ’90 molto probabilmente era ancora compatibile con il resto dei prodotti. E le innovazioni non furono da poco, tra obiettivi con elementi flottanti, per aumentare la resa a determinate distanze, e supertele dalla resa ottica praticamente perfetta, in un’epoca in cui costruire un 500mm senza difetti era una sfida non da poco (per Zeiss).

Le missioni Apollo

Hasselblad Data Camera
Hasselblad Data Camera usata nelle missioni Apollo 8, 9, 10 e 11

Per chiudere la sezione Hasselblad 500, va aperto un nuovo discorso: le missioni della NASA. Le Hasselblad 500, o più specificatamente, alcune versioni delle 500EL (avanzamento del rullino automatico) modificate specificatamente, furono le macchine scelte dalla NASA per le missioni Apollo. Tutte le fotografie effettuate sulla Luna, sono state fatte con quelle macchine, la 500 HDC e la 500 HEC, accompagnate da 3 lenti, prodotte ovviamente da Zeiss: il 60mm f/5.6 Biogon, l’80mm f/2.8 Planar e il 250mm f/5.6 Sonnar.

A seguire una breve galleria di fotografie scattate con le Hasselblad 500.

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Leica M3

Nel 1901, un poco più che ventenne Orkar Barnak lavora presso gli stabilimenti Zeiss di microscopi; 10 anni dopo, lo ritroviamo nel dipartimento di ricerca ottica fondato da Ernst Leitz, a Wretzlar. I più esperti già avranno collegato i diversi nomi e capito di chi si parla. Per i meno esperti, dobbiamo far passare altri 13 anni. Nel 1924, Ernst Leitz da carta bianca a Barnak, per portare avanti un progetto che gli frullava nella testa da prima della Grande Guerra (e di cui aveva già al tempo prodotto un prototipo, denominato Ur-Leica): la costruzione di una macchina fotografica che utilizzasse una pellicola, al posto delle lastre, delle dimensioni pari 24x36mm. Nel 1925 viene quindi presentata la Leica I, la prima macchina fotografica a pellicola 35mm commercializzata della storia, un formato che tutt’ora ci portiamo dietro, essendo pari al Full Frame digitale.

V-J Day in Times Square
V-J Day in Times Square – Leica III – ©Alfred Eisenstaedt

Oskar Barnak muore nel 1936, dopo aver portato avanti il progetto, aver inserito un telemetro fisso nella macchina (producendo la Leica II e la III), ed aver creato un piccolo sistema di lenti intercambiabili, sempre seguendo la filosofia originale di macchina leggera (le prime Leica I infatti erano a lente fissa).

Ernst Leitz, nel frattempo, mette in piedi un programma di tutt’altra natura: il Leica Freedom Train. In poco più di 10 anni, Leitz trasporta fuori dalla Germania nazista centinaia di ebrei, formalmente spedendoli a lavorare negli stabilimenti tedeschi oltreoceano, ma praticamente salvandoli dall’olocausto.

La nascita di un mito

Dopo la guerra Leitz continua la filosofia produttiva di Barnak, e nel 1953 nasce quindi la Leica M3, e conseguentemente il Leica M-Mount. La Leica M3 è sia il punto di arrivo del sistema ideato da Barnak, sia il pilastro su cui si fonda quasi l’intera produzione dell’azienda tedesca per oltre 60 anni: univa infatti l’utilizzo della pellicola e del telemetro, unito al mirino (una soluzione già in uso sulla Contax II), con una qualità costruttiva impeccabile, ed un sistema di lenti a baionetta (baionetta M appunto) che vive tutt’ora.

Leica M3
Leica M3

Dal 1953 al 1967 la M3 è sostanzialmente la macchina di riferimento in Leica, e per quasi tutti i fotoreporter del mondo; Henri Cartier-Bresson, Robert Frank e William Klein, 3 nomi che hanno scritto la storia della street photography, usavano la M3, per fare un esempio. Tralasciando la M2 e la M1, due modelli derivati dalla M3, questo gioiello viene prodotto quindi per 15 anni, fino all’avvento della M4, macchina che, come quasi tutte le successive Leica M, condivideva in toto la filosofia, il design e la tecnica della M3.

Guerrillero Heroico
Guerrillero Heroico – Leica M2 – ©Alberto Korda

La M3 è quindi non solo la macchina fotografica che fece di Leica la Ferrari della fotografia, ma è anche probabilmente la macchina a telemetro più famosa della storia, con una qualità costruttiva invidiabile (sono decine le storie di M3 sopravvissute a proiettili, granate e compagni), una precisione e un affidabilità stellare. Dopo 60 anni, le M3 ancora vanno senza problemi, con solamente la necessità di calibrare il telemetro.

Piccola parentesi, oggi non parliamo di lenti; ma non menzionare i fissi Leica, parlando della M3, sarebbe un oltraggio. 35mm, 50mm e 90mm, Summicron e Summilux (tranne il 90), sono cinque obiettivi, prodotti in diverse versioni sin dall’avvento del sistema, che fanno letteralmente brillare gli occhi degli appassionati.

LEICA APO-SUMMICRON-M 50 f/2 ASPH
LEICA APO-SUMMICRON-M 50 f/2 ASPH

Nikon F3

Vi siete mai chiesti perché tutte le macchine fotografiche prodotte da Nikon presentino una striscia rossa, da qualche parte sull’impugnatura? Il logo del brand è giallo-nero, quindi perché quella striscia? La risposta è Giorgetto Giugiaro.

Il design della F3

Gli appassionati del mondo auto avranno già riconosciuto quel nome. Giugiaro è uno dei pilastri del design mondiale. Per dare una breve panoramica sull’artista piemontese, darò una breve lista di prodotti da lui curati: Alfa Romeo Giulia GTV, Alfasud e Brera, Audi 80, Volkswagen Polo, DMC-12 Delorean (si, quella di Ritorno al futuro), Lancia Delta, Lotus Espirit, Fiat Panda, Uno, Punto, Croma. Tralasciando l’automobile, ha anche disegnato alcune armi per Beretta, la Ducati 860GT e il Pendolino (avete presente i vecchi Eurostar? Loro).

DeLorean DMC-12
DeLorean DMC-12

Verso la fine degli anni ’70, Nippon Kogaku (ora Nikon Corporation) decide di dover fare un passo avanti rispetto al design che aveva caratterizzato la Nikon F, e la F2. Due macchine importantissime ai tempi, basti pensare che la F fu la prima reflex 35mm al mondo (siamo nel 1959), nonché capostipite del Nikon F-Mount, in uso tutt’ora. Inizia quindi il progetto della Nikon F3, cui viene appunto chiamato a collaborare Giugiaro, per occuparsi del design. Inizia quindi un sodalizio che arriverà praticamente fino ai giorni nostri. Basti infatti pensare che macchine come la D800 o la D4 portino sempre la sua firma.

Nikon F3
Nikon F3

Tralasciando il design, la F3 fu l’ultima Nikon professionale prima dell’avvento dell’autofocus. Rimase in produzione per ben vent’anni, continuando a vendere nonostante l’uscita delle più evolute (e tutt’altro che disprezzabili) F4 ed F5. Dotata dell’automatismo per la priorità dei diaframmi, fu anche la prima Nikon professionale elettronica, dotata di un LCD all’interno del mirino, per la visualizzazione dei tempi.

La F3 quindi non solo è stata la macchina più longeva della storia del brand, ma anche una che ha consolidato il successo delle due precedenti, con un successo enorme tra i professionisti e gli amatori, ponendosi allo stesso tempo come pietra miliare del design delle successive.

Rolleiflex

Più che un singolo modello, le Rolleiflex sono una serie di macchine fotografiche, costruite dalla Rollei. Il design di base, comune a tutte le Rolleiflex, è diventato talmente iconico, da essere oramai uno dei simboli della fotografia, nonostante molto probabilmente il 99% delle persone non ne conoscano il funzionamento.

Le Rolleiflex sono reflex biottiche, principalmente medioformato (rullino 120). La differenza rispetto alle reflex “normali”, è la presenza di un doppio obiettivo: uno utilizzato per il mirino, l’altro per imprimere l’immagine sulla pellicola. La presenza dello specchio fisso, rende la meccanica generale decisamente più affidabile; inoltre, rende più veloce l’esecuzione dello scatto, ed in caso di lunghe esposizioni, elimina la presenza di mosso causata dallo spostamento dello specchio. Lo svantaggio principale però, è l’impossibilità di cambiare obiettivo, oltre che il non poter vedere la profondità di campo prima dello scatto.

Rolleiflex 2.8F
Rolleiflex 2.8F con 80mm f/2.8 Zeiss Planar

Date queste premesse, perché le Rolleiflex sono diventate così famose? La qualità delle lenti, l’affidabilità generale, la leggerezza, ma soprattutto la modalità d’utilizzo: la macchina infatti permetteva ai fotografi di passare inosservati, dato che non occorreva portare la macchina all’occhio per mirare, ma era solamente necessario abbassare la testa e guardare nel pozzetto.

Tra le Rolleiflex più famose, senz’altro quelle dotate dell’80mm f/2.8 Zeiss Planar, o del precedente Tessar, senza però dimenticare lo Xenar di Schneider Kreuznach, azienda che oggi si occupa principalmente della produzione di lenti cine e medio formato per Phase One.

Rolleiflex Xenar Schneider
Rolleiflex Xenar Schneider 75mm f/3.5

Le Rolleiflex furono le fedeli compagne di moltissimi fotografi a cavallo della seconda guerra mondiale e dopo, basti citare Robert Capa, che la scelse, insieme alla Contax II, proprio per i suoi diversi reportage durante la WW2.

Contax II

Ed eccoci quindi alla Contax II, una sorta di outsider in questa lista. Negli ultimi anni, Zeiss non ha utilizzato il brand Contax, quindi i neofiti probabilmente non lo conosceranno. Ma Contax è stato un “nome” fondamentale per lo sviluppo delle macchine fotografiche, al pari di Leica.

Nel 1932 Zeiss decide di trovare una risposta alla Leica I, fondando un marchio interno, con l’idea di produrre un concorrente che sia migliore in tutto e per tutto alle Leica. Nasce quindi la Contax I, e nel giro di 4 anni, arriva la Contax II che, come già detto, è la prima ad unire mirino e telemetro. Grazie alla grande affidabilità, e qualità generale, diventa la macchina preferita dalla maggior parte dei fotoreporter, conducendo una dura lotta contro la concorrente, portata avanti anche dal brand principale, Zeiss appunto, che al tempo (e tutt’ora in parte) era il miglior produttore di ottiche al mondo.

Contax II
Contax II

Dopo la Contax II seguirono diverse macchine fotografiche molto importanti, come la Contax S, che introdusse il mount M-42, probabilmente l’attacco per obiettivi più diffuso al mondo, ed in seguito le varie macchine frutto dell’alleanza con Yashica, dotate del mount C/Y.

The Magnificent Eleven

La Contax II quindi è quasi una macchina di passaggio per Zeiss, ma una macchina che, in quel decennio, divenne il simbolo dell’innovazione tecnologica di alto livello in campo fotografico. E soprattutto, quella macchina fu utilizzata per uno dei reportage più interessanti ed importanti della storia: The Magnificent Eleven. Nome che indica un gruppo di 11 fotografie in tutto, scattate da Robert Capa il 6 giugno del 1944, nella prima linea dello sbarco in Normandia, utilizzando la sua Contax II con un 50mm. Quelle foto, leggermente sfocate e sgranate, sono state scattate durante la prima ondata di uno degli sbarchi anfibi più imponenti della storia dell’uomo. Quelle foto hanno ispirato un grandissimo numero di fotografi a venire, e più in generale di artisti. Spielberg ad esempio ha più volte dichiarato di essersi a loro ispirato per il film Salvate il soldato Ryan. 

The Magnificent eleven sono incluse in Slightly Out of Focus, un volume autobiografico che comprende anche altri scatti del fotografo.

Robert Capa 937
Sbarco in Normandia 937 – ©Robert Capa

Leonardo Monaco
Vicedirettore di Shotlight e studente di Ingegneria a Tor Vergata. Appassionato praticamente di tutto ciò che le arti hanno da offrire, dal cinema alla musica, compresa ovviamente la fotografia, lato ingegneristico e lato artistico. Globetrotter, assiduo lettore di romanzi, fumetti e saggi, amante di storia, e chi più ne ha più ne metta. Avere pochi interessi non fa per me

3 COMMENTS

    • Errore di distrazione mio purtroppo, grazie mille per il feedback!
      La Leica M2 comunque era una versione più economica della M3, con cornici per obiettivi da 35, 50 e 90mm anziché per 50, 90 e 135 come quelle della M3. Il progetto era però lo stesso, anche se spesso i fotografi erano portati a preferire la M2, proprio per la presenza della cornice per il 35mm.

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