L’etica morale come limite alla divulgazione

Approfondimenti Cronaca Fotografica L'etica morale come limite alla divulgazione

Descrivere e fare un racconto del mondo attraverso le immagini è stata, e continua ad essere, una missione per molti fotografi. Ci sono persone che non scelgono di prediligere un genere fotografico, lo vedono proprio come una vocazione.

Alcuni fotografi, potrebbero essere dei fotogiornalisti per definizione, senza nemmeno esserne consapevoli.  Poiché il processo di ricerca, che porta a documentare temi, argomenti o avvenimenti consegue molto spesso nella divulgazione di informazioni.

Dal fotogiornalismo classico – in cui un fotografo veniva inviato da un agenzia con il compito di portare delle foto che raccontassero gli eventi, e le conseguenze degli stessi –  al fotogiornalismo moderno – nel quale è il fotografo a decidere di cosa parlerà e come ne parlerà -, diverse attitudini sono cambiate.

guerra vietnam
Uno scatto alla popolazione Americana raccontava il movimento pacifista.

Dal modo di approcciare al tema scelto, alle modalità di comunicazione. Ma ciò che più di tutto è mutato, grazie anche ai movimenti in favore della globalizzazione, è l’etica morale.

Con l’abbattimento delle barriere alla libertà di espressione, ed i mezzi di divulgazione di massa odierni, è molto più semplice lanciare un messaggio forte e d’impatto.

Di conseguenza, diventa molto più semplice anche oltrepassare il limite dell’etica morale, che può portare a fraintendimenti oppure, nei casi più gravi, a veri e propri casi diplomatici.

Il cibo della discordia

Uno dei casi più recenti, ha visto coinvolta, la famosa World Press Photo Foundation, nota per i suoi prestigiosi premi riconosciuti in tutto il mondo.

Non tutti sanno che la fondazione olandese, quando premia i fotografi per i loro progetti, garantisce agli stessi, la possibilità di gestire l’account di Instagram di World Press Photo, per 7 giorni.

In questo modo, i fotografi, hanno la possibilità di far conoscere ancora meglio i propri lavori.

Veniamo all’episodio che ha suscitato clamore.

Alessio Mamo è un fotogiornalista freelance italiano, ed ha vinto il secondo premio per la categoria People, a singola foto, del World Press Photo contest 2018.

Di conseguenza, ha ottenuto la possibilità di pubblicare i suoi lavori direttamente dall’account di World Press Photo.

Il progetto che l’autore ha deciso di pubblicare, presente tutt’ora sul profilo Instagram di World Press Photo, si chiama “Dreaming Food”.

Dreaming Food
Pubblicata da World Press Photo – Foto di Alessio Mamo

Si tratta di una serie di scatti concettuali, attraverso i quali l’autore vuole parlare del diffuso problema della fame in India.

La scena si ripete per 5 fotografie, nelle quali Mamo pone del cibo finto su un tavolino di fronte ai soggetti genuflessi. Indica loro di coprirsi il volto e gli chiede di immaginare il cibo che avrebbero voluto trovare su quel tavolo.

Le polemiche sui social

Gli scatti di Mamo hanno generato una scia di polemiche. In molti su Instagram, ed anche su Twitter, hanno definito gli scatti privi di moralità.

Come se l’autore volesse in qualche modo denigrare i soggetti, ponendo del cibo finto di fronte a loro, piuttosto che aiutarli parlando del loro problema.

A causa di questo, nell’occhio del ciclone, vi è finita anche la World Press Photo. Rea, secondo i commenti dei follower, di avere delle mancanze editoriali, in supporto alla scelta dei contenuti che vengono pubblicati dai fotografi sul profilo proprietario della fondazione.

critiche
Le critiche sulla pagina Instagram di World Press Photo

La stessa fondazione ha risposto alle critiche il giorno seguente, attraverso un comunicato pubblicato sul sito internet Medium.

Nel comunicato viene esposto, punto per punto, un riepilogo dei fatti avvenuti e, soprattutto, viene ribadito che ai fotografi che acquisiscono il diritto di pubblicare, vengono consegnate delle linee guida da rispettare.

Ha suscitato nuovamente clamore il punto in cui la fondazione rimanda eventuali critiche sui contenuti direttamente all’autore, e chiede agli autori stessi di rispondere in prima persona, evitando la formazione di conflitti o discussioni.

In seguito anche lo stesso Alessio Mamo, ha rilasciato un comunicato su Medium, in cui spiega come sia nato il progetto.

E ribadisce che le sue intenzioni non erano quelle di offendere la popolazione indiana afflitta dal problema della fame, scusandosi con tutti quelli che hanno inteso questo.

ritratto manah
Il ritratto che ha permesso ad Alessio Mamo di vncere il secondo premio del World Press Photo 2018, categoria People a singola foto.
Pubblicata da World Press Photo – Foto di Alessio Mamo

Immagini forti per storie che non vorremmo mai vedere

La linea della moralità è un filo sottilissimo ma forse, in alcune situazioni, si rende necessario spezzarlo.

Questo non vuol dire che si deve mancare di rispetto od offendere qualcuno. Ma le dinamiche del politically correct dei nostri giorni, stanno portando a tacere, sempre di più, situazioni che non trovano sfogo.

Le denunce sociali, attraverso le quali vengono espressi alcuni tipi di problemi che affliggono alcune zone del mondo, soprattutto le più povere, sono probabilmente una delle poche, se non l’unica, modalità che permette, a chi vive in situazioni del tutto inumane, di essere ascoltati.

E per i fotografi, così come per i giornalisti, non è semplice trovare un modo per attirare l’attenzione globale su un certo tema.

Ma proprio perché per essi si tratta più di una vocazione, di una missione personale, sono disposti anche a rischiare controversie. Poiché, ad esempio, potrebbero insorgere anche problemi legali.

fotografo contro soldato
Per quanto concerne gli scatti di Alessio Mamo, è possibile affermare che nella storia della fotografia ci sono stati sicuramente scatti di un impatto diverso e molto più forte, in termini di violenza dell’immagine.

Non è stato considerato molto rispettoso il gesto di porre del cibo, seppur finto, davanti agli occhi di quelle persone povere. Ma la forza del messaggio degli scatti risiede proprio in quel gesto.

Non è semplice capire fin quanto ci si può spingere oltre il limite, affinché un messaggio non perda significato. Ma sicuramente, è più importante volgere lo sguardo alle problematiche che ci sono nel mondo, che in molti fanno finta di non vedere.

Ci sono storie che nessuno vorrebbe vivere. Ma fortunatamente ci sono fotografi che hanno il coraggio di raccontarle.

Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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