Luigi Ghirri, Pensiero Paesaggio

Luigi Ghirri, Pensiero Paesaggio

Cosa vediamo quando guardiamo? Cosa vediamo quando guardiamo una fotografia? Il volume dedicato alla mostra “Pensiero Paesaggio”, sostenuta dalla fondazione MIA, racconta parte dell’opera di Luigi Ghirri. 

Luigi Ghirri – Pensiero Paesaggio

  • Curatori: Corrado Benigni, Mauro Zanchi
  • Data di uscita: 2016
  • Editore: SilvanaEditoriale
  • Edizione: 93pp, copertina flessibile
  • Prezzo: Euro 17,00

Il fotografo

Fotografo italiano di origini emiliane, attivo a partire dal 1970, è stato uno degli esponenti più significativi del settore della fotografia concettuale italiana. Le sue immagini, spesso realizzate “in serie”, denotano una ricerca artistica lungamente meditata prima dello scatto, volta all’analisi del reale con una particolare attenzione allo studio dei dettagli.

Tra il 1972 ed il 1974 lavora alla serie “Colazione sull’erba”, mentre è del ’73 “Atlante”. Nel 1975 viene scelto dalla rivista Time come “discovery” dell’anno, e nel 1978 pubblica Kodrachrome. I suoi lavori raggiungono l’apice con la pubblicazione di Paesaggio italianoIl profilo delle nuvole; nel 1991 porta inoltre a conclusione un lavoro su Giorgio Morandi.

Capri, 1981 da “Paesaggio Italiano”

La mostra Luigi Ghirri. Projects prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo allestita al Castello di Rivoli (Torino) nel 2012 ne ha celebrato il ventennale della scomparsa; nello stesso anno presso la Triennale di Milano sono state esposte cento fotografie tratte dalla mostra Viaggio in Italia, progetto curato dall’artista nel 1984 e successivamente divenuto il manifesto della scuola italiana di paesaggio, mentre tra le esposizioni più recenti occorre segnalare la grande antologica Pensare per immagini (MAXXI di Roma, 2013), La casa e le stagioni (casa Ghirri) (Narni, 2017), nel 2018 Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura (Triennale di Milano) e l’ampia monografica La mappa e il territorio tenutasi presso il Museo Reina Sofia di Madrid, e Cartes et territoires (Jeu de Paume di Parigi, 2019).

Sommario editoriale

Cosa vediamo quando guardiamo? Cosa vediamo quando guardiamo una fotografia? Il lavoro di Luigi Ghirri è contrassegnato dalla tensione tra la cosa e la sua rappresentazione e non c’è nulla che egli ami più di quelle situazioni in cui i confini diventano permeabili. La sua opera ci ha insegnato un nuovo modo di vedere, dando un significato a quello che è apparentemente ovvio.

Le immagini proposte in questo volume – vintage e projects prints – che risalgono soprattutto agli anni settanta e ottanta, formano una sorta di mosaico organico dei tratti principali del lavoro di Ghirri: interni ed esterni, campagna e città, presenza umana e minerale, architetture urbane e luoghi della vita quotidiana, fotografie di fotografie.

Il tema principale di questi scatti è però soprattutto il paesaggio. Non il paesaggio che viene normalmente percepito, bensì quello che vi si suppone latente, inscritto sul rovescio: paesaggio della memoria e della favola, paesaggio di figure nascoste e di prodigi. In questa direzione, Ghirri ha sempre prediletto luoghi familiari, già visti, ma per la prima volta ‘guardati’ con occhi diversi, dove tutto è sospeso tra passato e futuro e dove, come in un paesaggio di campagna, il mondo può essere immaginato come una visione che dà ancora stupore. Un pensiero-paesaggio.
Introdotto dai testi critici di Corrado Benigni e Mauro Zanchi, il volume accoglie le testimonianze di Mario Cresci e Massimo Minini, ed è completato da apparati biografici.

Bastia, 1976 da “Kodrachrome”

Il volume

Corrado Benigni introduce la raccolta con una splendida antologia: nel racconto di Daniele Del Giudice Nel museo di Reims, il protagonista è un uomo che sta perdendo la vista, e passa le sue giornate ad osservare le opere di artisti come Delacroix e Corot. Barnaba – questo il suo nome – è accompagnato da Anne, la quale gli descrive le tele che lui fatica a vedere, a volte anche inventando dei particolari; Barnaba è consapevole di questo gioco, ma si lascia condurre da lei.
“Guardando le immagini” scrive il poeta “viene da chiedersi se quello che vediamo effettivamente è. […] Il fotografare in sé, non è in fondo un po’ mentire?”. Ghirri, come la ragazza nel racconto di Del Giudice, “prende il mondo interiore e lo porta fuori, facendo vedere le cose attraverso l’occhio della sua mente e stabilendo un legame particolare, quasi un dialogo con chi osserva i suoi scatti”.

Rho Ferrarese, 1986 da “Il profilo delle nuvole”

Mauro Zanchi fa notare l’intento, da parte di Ghirri, di lasciare uno spazio interpretativo tra lo scatto, tecnicamente ottimo e dall’illuminazione scenica autoriale, e l’intento concettuale: all’interno di esso, lo spettatore può decidere la strada da far prendere alla propria mente; se andare verso una lettura filosofica, o verso qualcosa di più tangibile, come la ricerca del periodo storico in cui è stata scattata, o le influenze artistiche. La luministica di Ghirri ricorda non poco quella di Piero della Francesca. Del resto, lui stesso ammette le numerose influenze in campo artistico, da Van Gogh a Fellini, da Eugene Atget a Jan Vermeer.

Conclusione

La raccolta non è un volume per tutti, senza dubbio. È più specifica di Kodachrome, ma è anche un ottima introduzione, ad un prezzo non troppo alto, al lavoro di Luigi Ghirri, le cui opere non sono di facile “accettazione”, e richiedono una visione che vada oltre il secondo che normalmente si dedica alle fotografie sui social. Detto ciò, è un ottimo volume, introdotto in modo interessante da Mauro Zanchi e Corrado Benigni, e contenente due piccole riflessioni di Massimo Minini e Mario Cresci.

Leonardo Monaco
Vicedirettore di Shotlight e studente di Ingegneria a Tor Vergata. Appassionato praticamente di tutto ciò che le arti hanno da offrire, dal cinema alla musica, compresa ovviamente la fotografia, lato ingegneristico e lato artistico. Globetrotter, assiduo lettore di romanzi, fumetti e saggi, amante di storia, e chi più ne ha più ne metta. Avere pochi interessi non fa per me

Rispondi

Consigliati dalla redazione

Popolari