Triangolo dell’esposizione: come scattare in manuale

Guide Impariamo a fotografare Triangolo dell’esposizione: come scattare in manuale

Un piccolo vademecum che vi aiuterà a familiarizzare con i concetti basilari della fotografia, quali l’esposizione, i tempi di scatto ed i valori ISO. In poche parole andremo ad analizzare il famoso triangolo dell’esposizione.

Nella maggior parte dei casi, chi comincia a fotografare, o chi ha cominciato da poco, tende, anche grazie ai suggerimenti del manuale in dotazione, a fidarsi solamente della modalità automatica. L’automatico è solitamente rappresentato, sulla ghiera delle modalità, da un simbolo con una A verde, ed è una modalità totalmente indipendente. A voi basterà solamente inquadrare e scattare, perché a sistemare i parametri necessari allo scatto ci penserà la macchina, in base a delle impostazioni predefinite regolate dai vari sensori di cui è dotato il vostro corpo macchina.

esposizione modalità automatica

È proprio per questo, però, che in alcune situazioni la luce non è quella che vorremmo.

Le figure sono silhouette, ovvero totalmente nere, oppure riusciamo ad esporre bene le figure ma il cielo viene bruciato, ovvero totalmente bianco. Ci possono essere infinite situazioni che vengono leggermente limitate dalla modalità automatica.

Modalità manuale

Per ovviare a questi problemi, e per essere più liberi di scattare a nostro piacimento, esiste anche una modalità in cui siamo noi a gestire i parametri di ogni singolo sensore e strumento che la macchina ci mette a disposizione: la modalità Manuale. Il manuale è solitamente rappresentato, indistintamente dal marchio della macchina fotografica, da una M maiuscola sulla ghiera delle modalità.

Una volta che avremo impostato la M sulla ghiera, la visualizzazione sul display cambierà e ci ritroveremo una serie di informazioni, che a prima vista possono sembrare dispersive. Ma non è cosi, e una volta acquisite queste poche nozioni teoriche, saremo in grado di sbizzarrirci con i nostri scatti.

GH5 ghiera

L’esposizione

Quando avviciniamo l’occhio al mirino, oppure guardiamo sul display, possiamo notare che c’è una barra orizzontale con delle tacche. Alcune più grandi, hanno dei numeri in corrispondenza che vanno da –2 a 0, e da 0 a +2. Altre più piccole e senza numeri, poste in mezzo a quelle con i numeri. Se inquadrando, ci spostiamo velocemente da una zona piena di luce ad una dove c’è poca luce, ci accorgeremo che sopra a quella barra, c’è un’altra tacca più grande che si sposta da sinistra a destra, e viceversa, a seconda della zona che stiamo inquadrando.

Tutto questo forma la barra dell’esposizione. L’esposimetro, uno dei sensori che sta dentro la macchina fotografica, misura la quantità di luce, per capire se c’è troppa luce, o troppo poca, nella scena che stiamo riprendendo, e ci restituisce il risultato attraverso la barra dell’esposizione. Se nella scena c’è poca luce, la tacca che si sposta varierà tra -2 e 0, se invece c’è troppa luce la tacca si sposterà tra 0 e +2. Avremo una corretta esposizione quando la tacca che si muove sarà ferma sullo 0.

barra dell'esposizione

Il Triangolo dell’esposizione

Ma come possiamo fare in modo che la tacca si sposti fino ad arrivare allo 0? Per fare questo, entrano in gioco i tre parametri principali, che ci consentono di ottenere una fotografia correttamente esposta.

triangolo esposizione

Tempo di scatto

È possibile impostare il tempo di scatto, anche detto tempo di esposizione, tramite una delle ghiere della macchina fotografica. Variare questo parametro, ci permette di definire con precisione per quanto tempo la tendina dell’otturatore, che è posta davanti al sensore, rimarrà alzata per far passare la luce. Più sarà lungo il tempo di esposizione più luce arriverà al sensore, viceversa con un tempo più corto entrerà meno luce. I tempi lunghi espressi in secondi, mentre i tempi corti sono espressi sotto forma di frazione. Quando stiamo scattando ad 1/125 vuol dire che un secondo viene diviso in 125 parti, e l’otturatore rimarrà alzato per un tempo pari ad una sola di quelle 125 parti! Un tempo più breve di un battito di ciglia.

esposizione 1/8000sec
Con un tempo di scatto di un 1/8000, è possibile “congelare” il battito di ali di un volatile

esposizione tempi lunghi
Invece, con un tempo di esposizione più lungo, è possibile immortalare i fulmini

Apertura del Diaframma

Il diaframma è un dispositivo meccanico, composto da più o meno lamelle, che si trova all’interno di un obiettivo, e svolge una funzione importantissima: variare l’apertura del diaframma ci consente di definire con precisione quanta luce può passare, dall’esterno dell’obiettivo fino al sensore. A seconda di come impostiamo il valore dell’apertura, le lamelle possono restringersi per diminuire il passaggio della luce, o allargarsi per permettere di farla entrare maggiormente.

Gli stop

L’apertura del diaframma è indicata con la lettera f ed anche in questo caso, ad ogni apertura f corrisponde un numero, ad esempio f/3.5, f/4, f/5.6 e così via. La distanza tra un’apertura e l’altra è definita Stop. Questo vuol dire che se dobbiamo passare da apertura 2.8 ad apertura 4, abbiamo diminuito di 1 stop. Se invece dobbiamo passare da apertura 2.8 ad apertura 5.6, stiamo diminuendo di 2 Stop.

Il concetto di Stop vale anche per gli altri due parametri che compongono il triangolo dell’esposizione. La distanza tra un valore di tempo ed un altro, è uno Stop (espressa anche in mezzi o terzi di Stop), così come lo è la distanza tra un valore ISO ed un altro.

L’intervallo di tempo inteso come distanza tra uno Stop ed un altro, è la metà od il doppio del valore da cui iniziamo a contare gli Stop. Ad esempio, se stiamo scattando ad 1” e vogliamo diminuire di uno Stop, dobbiamo portare il tempo ad 1/2. Se invece vogliamo aumentare di uno Stop, doppiamo portare il tempo a 2”.

Anche per gli ISO, l’intervallo tra un valore e l’altro è in genere la metà o il doppio del valore da cui iniziamo a contare gli Stop. Se stiamo scattando ad ISO 400, per diminuire di uno STOP dobbiamo scendere a 200 ISO, e per aumentare di uno Stop dobbiamo salire a 800 ISO.

Il passaggio della luce

Il diaframma ha un’apertura massima ed un’apertura minima. Più è basso il valore di f, più grande sarà l’apertura. Viceversa, più è alto il valore di f, più piccola sarà l’apertura. Come abbiamo già detto, la quantità di luce che può passare attraverso il diaframma, varia a seconda dell’apertura. Questo vuol dire che a TA (tutta apertura), le lamelle faranno passare il massimo della luce; viceversa, ad una piccola apertura, le lamelle saranno chiuse fino a far passare il minimo della luce.

ATTENZIONE: al variare dell’apertura del diaframma cambierà anche la profondità di campo (PdC).

esposizione gif apertura

Sensibilità ISO

Detta in modo molto semplice, è la capacità dei sensori digitali di adattarsi alla luce che ricevono, e all’occorrenza di amplificare il segnale luminoso. La sua unità di misura è una serie di numeri in progressione aritmetica che definiscono la sensibilità. Solitamente i sensori hanno una sensibilità nominale, ovvero un valore nel quale non c’è amplificazione di segnale, e la luce catturata dal sensore è esattamente la stessa che viene dall’esterno.

Aumentare il valore della sensibilità comporta una graduale amplificazione della luce, che genera quello che viene definito rumore digitale. Il rumore digitale non è altro che la generazione di artefatti, ovvero pixel che, in mancanza della luce reale, vengono calcolati automaticamente da matrici. Il calcolo avviene solitamente attraverso una media dei pixel vicini.

esposizione iso

Bilanciando in modo adeguato questo trittico di parametri, vedremo la tacca sulla barra dell’esposimetro che si sposterà, ed otterremo una corretta esposizione. Ecco, dunque, perché si chiama triangolo dell’esposizione.

Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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