Un luogo dove Instagram non può arrivare

Approfondimenti Cronaca Fotografica Un luogo dove Instagram non può arrivare

Uno staff di ricercatori ha rinvenuto una caverna mai scoperta prima d’ora.  Le coordinate geografiche non sono state rivelate, per tenere lontani i fotografi di Instagram e gli scalatori.

Come ribadisco spesso, viviamo in un mondo ultra connesso, dove basta eseguire una ricerca su Internet per riuscire a scovare qualsiasi cosa. Una persona, un numero di telefono, un indirizzo. Grazie alle tecnologie che sfruttano la geolocalizzazione satellitare, abbiamo a disposizione centinaia di applicazioni per trovare le più incredibili location naturali. Se scrolliamo sulla più famosa applicazione di condivisione di immagini, Instagram, possiamo trovare centinaia di migliaia di fotografie di fantastici paesaggi. Nel 99% dei casi, su queste immagini è fissato il tag della localizzazione geografica. Ciò vuol dire che se noi cliccassimo quel tag, le coordinate verrebbero trasmesse alla più famosa applicazione di mappe, Google Maps. E noi avremmo così la possibilità di vedere la zona circostante in modo topografico, ed addirittura calcolare il tragitto per arrivare a quella particolare location.

Ecco, questo è esattamente quello che uno staff di ricercatori Canadesi vuole evitare che accada, in questa situazione.

Andiamo per gradi e ricostruiamo i fatti. Alla fine di novembre, dopo aver lavorato diversi mesi alla ricerca, un gruppo di ricercatori Canadesi ha annunciato la scoperta di un nuovo sito inesplorato. Si tratta di una caverna naturale, all’interno del Wells Gray Provincial Park, in Canada. La bocca della caverna ha una apertura in larghezza di circa 100 metri e circa 60 metri in larghezza. La profondità si aggira intorno ai 137 metri, anche se i ricercatori pensano che sia ancora più profonda. La notizia della scoperta ha fatto il giro di tutto il mondo, passando anche per il New York Times.

La scoperta è già di per sé fantastica. Tuttavia, ciò che mi colpisce davvero, che riguarda l’ambito fotografico, è la volontà espressa dagli stessi ricercatori.

Le coordinate geografiche, non saranno rese pubbliche, per scoraggiare i fotografi di Instagram, e gli scalatori amatoriali.

instagram caverna

In generale, non sarà permesso a nessun fotografo, non solo quelli di Instagram, di arrivare a questa location, appena scoperta. Sulle motivazioni che hanno spinto i ricercatori a questa scelta, potremmo aprire un dibattito che non si chiuderebbe tanto facilmente, poiché entrano in gioco alcuni valori morali, ed il senso di responsabilità verso l’incolumità degli esseri umani. Sui notiziari, ogni tanto ci capita di sentire di qualche giovane deceduto per un’azione impervia e sconsiderata, come un selfie sui picchi del Grand Canyon.

In passato ho già affrontato il tema dei rischi che si corrono, per riuscire ad eseguire certe fotografie.

Ma questa volta, la scelta, potrebbe riguardare anche il senso di responsabilità nei confronti della zona naturale appena scoperta, non ancora del tutto esplorata. Una scelta etica e morale a favore della salvaguardia delle possibili specie animali protette, che potrebbero popolare la caverna.

Ecco, ora c’è da fare una considerazione: moltissime aree protette, non lo sono più da quando esiste la geolocalizzazione. È stimato che l’affluenza di visitatori di un luogo aumenta del 400%, quando la sua geolocalizzazione diventa virale. Questo è un bene assoluto per i musei, per le città, per le attrazioni e gli eventi.

Ma quando parliamo di aree protette, inconsapevolmente, in alcuni casi mettiamo a rischio la natura e la sua fauna o flora.

instagram natura rovinata

Un esempio che ricordo vividamente, citato in un video di Stefano Tiozzo, Travel Youtuber italiano, sono le antiche città Peruviane alle quali è stato chiuso l’accesso al pubblico. Con il passare degli anni la pavimentazione antica era in procinto di cedere e crollare, per via del crescere ingente del peso che doveva sorreggere. L’aumento del peso era dovuto all’aumento dei visitatori annuali. Di conseguenza, le città costruite su dei piccoli picchi montuosi, sono divenute pericolose e sono state dichiarate inagibili.

Non meno importanti sono i casi dove è proprio l’essere umano a compiere azioni sconsiderate, che danneggiano la natura e gli esseri che la vivono. In questo articolo sul New York Times, abbiamo un ampio dibattito sull’impatto della geolocalizzazione sugli ambienti naturali e sulle conseguenze delle azioni dell’essere umano, dovute ai Social Network come Instagram.

Non è mai facile in queste situazioni, capire cosa sia giusto e cosa no. È certo, però, che negli ultimi anni sono stati causati una quantità incalcolabile di danni alla natura ed a ciò che la circonda. Eppure basterebbe soltanto attenersi al senso civico che ognuno ha dentro di sé, per migliorare le cose. Basterebbe rispettare tutti gli esseri viventi senza compiere azioni che possano mettere in pericolo la loro sopravvivenza. Basterebbe riflettere sui pericoli che potrebbe comportare un’azione, pericoli che potrebbero ritorcersi anche contro di noi. Ed in alcuni casi, dobbiamo capire che non possiamo arrivare dovunque. A volte è meglio che la natura rimanga inesplorata.

Internet, la geolocalizzazione e tutto ciò che ne consegue, sono strumenti potenti, utili e ci permettono di avere una vita migliore. Ma solo se utilizzati nel modo corretto.
Simone Spinedi
Mi chiamo Simone Spinedi, ho 23 anni e sono un fotografo e graphic designer di Roma. Mi piacciono tutte le forme di comunicazione dove puoi esprimerti liberamente.

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